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Chi siamo

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Dal Comitato genitori figli con handicap all’associazione di volontariato "Il tesoro nascosto"
Cambia il nome, la forma giuridica, si aggiungono nuovi soci, ma non cambiano gli obiettivi e le persone che hanno fatto la storia del Comitato Genitori Figli con Handicap, una presenza radicata sul territorio fin dagli anni ’70.
Alla imprescindibile azione di tutela e promozione dei diritti delle persone disabili e alla informazione per le famiglie, "il tesoro nascosto" aggiunge iniziative di formazione, attività culturali, ludiche e ricreative. Per tutti. E senza la minima intenzione di fermarsi a difendere l'esistente.

L’impegno sul versante della formazione é già realtà. Tra marzo e aprile è stato realizzato il corso "Conoscere il bambino con ritardo mentale", in collaborazione con il Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Carpi e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. Alle lezioni della neuropsichiatra infantile Emma Lamacchia e della logopedista Rita Mari hanno preso parte più di trenta corsisti.

Anche se importanti in termini legislativi, giuridici e anche simbolici, ci appassioniamo poco alla differenza semantica tra integrazione, inclusione, accoglienza, condivisione, o altri sostantivi che meglio di altri cercano di sintetizzare l’evolversi di un fenomeno sociale. Per noi hanno un unico significato: offrire qualche opportunità in più a chi ha ricevuto qualcosa in meno.

Senza costruire dei ghetti. Guardiamoci attorno. La tendenza, crescente, inesorabile, é quella di separare, chiudere, creare gruppi omogenei. C'è una corrente di pensiero che ritiene sia la strada più comoda per semplificarci l'esistenza. Sono gli stessi che sono convinti che condividere interessi e spazi con il diverso sia solo una inutile complicazione in più. Questa cultura non ci appartiene.

L'associazione Il tesoro nascosto cercherà con tutte le forze di opporsi alla concezione che i disabili stanno bene con i disabili e che tutti i diversi, nella accezione più ampia del termine, stanno bene con i loro simili.
L'integrazione é difficile, faticosa, molto più impegnativa di quanto ci si sarebbe immaginato quando, negli anni 70, furono chiuse in Italia - una volta tanto primi in Europa e forse nel mondo - le scuole speciali e gli istituti per "handicappati". L'integrazione è complessa, ma non é fallita. Solo chi rinuncia alla voglia di provarci la considera una utopia.

Cosa possiamo fare noi, piccola associazione di genitori di figli disabili? Intanto cominciamo ad impegnarci al massimo per realizzare questi obiettivi. Non certo da soli, ma in rete con le associazioni, le istituzioni, i privati che come noi hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni della nostra comunità.